Stasera, sì in questo momento è sera, quasi notte, scriverò di quanto sia bella la vita. Probabilmente è un argomento controcorrente, sarebbe più semplice parlare di quanto sia difficile

vivere oggi. In fondo, vi è uno sfondo di pessimismo generale. In realtà non ci si ricorda più di ricordarsi di sorridere. Quanti giochi di parole. È semplice. Cammino, con la mia famiglia. Vedo gente camminare, camminare senza alzare la testa. Lo sguardo perso nei propri pensieri. Ogni tanto mi piace fare un gioco, più che altro riflettere sulle persone che mi trovo davanti. Con uno dei lavori che ho svolto, ho avuto l’opportunità di stare a contatto con molta gente e piano piano ho iniziato a pensare. Ho cominciato a pensare alle ipotetiche vite di tutti quegli sguardi pensierosi, senza fermarmi alla prima apparenza. Così nascevano le storie realistiche/fantasiose. L’uomo che alle sette di sera aveva appena finito di lavorare e tornava a casa, ma prima doveva fare la spesa, passare in farmacia, ritirare i panni dalla lavanderia. Una volta a casa, un bacio e un abbraccio cumulativo alla famiglia, una doccia veloce, praticamente un salto, bagnarsi e asciugarsi al volo, cenare e poi a letto perché si è stanchi e ci si alza presto. Poi c’era la donna che anche lei aveva finito di lavorare, un part-time, però, che lo era solo su carta, uno sguardo veloce a qualche capo d’abbigliamento per un regalo, che non si spenda un capitale, la fretta di tornare a casa perché doveva ancora cucinare anche se non sapeva cosa, poi stirare e mettere tutta la famiglia a nanna (marito compreso). Tutto ciò faceva parte del mio gioco e ancora oggi, talvolta, mi capita di immaginare in talune facce, talune storie. E questo ti fa capire, oltre al fatto di essere probabilmente pazzo, che in fondo siamo tutti immensamente uguali, diversi allo stesso tempo. Pensateci bene, le persone che incontriamo ovunque, per strada, nei negozi, nelle sale d’attesa, siamo abituati a vederle come uno sfondo della nostra quotidianità, quindi come semplici figure intorno a noi, di cui possiamo percepirne soltanto un gesto o un azione che in qualche modo ci connette indissolubilmente con l’altro. Per questo motivo ci troviamo in relazione con gli altri solo per un fattore “esterno” alla persona. Così noi siamo protagonisti assoluti della nostra giornata, del nostro minuto, del nostro secondo. Cosa c’è di così tanto strano? Ognuno vede, in fondo, se stesso. Esatto!! Ognuno pensa per sé. Non è forse questo il problema? Quando ci rivolgiamo a qualcuno, molto spesso, non sappiamo la storia dell’altro, cosa stia vivendo, dove stia andando e soprattutto da dove provenga. E siamo sempre più soli. Cosa c’entra tutto questo con il sorridere un po’ di più? Non si sorride perché non riusciamo a vedere più in là dei nostri problemi, che non siamo né i primi, né gli ultimi ad avere un periodo brutto, ma soprattutto non ci ricordiamo più che ci si può aiutare. Siamo uomini, siamo persone interconnesse fra loro, e non online, non per chissà quale obiettivo comune da seguire, ma semplicemente perché abbiamo il Dono immenso della vita, già questo ci rende uguali, nel bene e nel male. Ricordiamoci che la vita è bella, che le gioie sono tali se condivise, la tristezza può ritrovare il sorriso se giriamo lo sguardo verso uno sfondo fatto di persone… proprio come noi.

Davide T.