Partiamo con la vita=coraggio=cambiamenti e c’è anche chi dice che sono cambiamenti solo se spaventano. Forse è proprio così. Oggi come oggi, ma maggiormente per la generazione nata negli anni ’90 è sempre più difficile trovare lavoro, e questa è una prima banalità che abbiamo già toccato in alcuni punti nei precedenti post. Fondamentalmente abbiamo visto che non è poi così tanto vero, o meglio il lavoro c’è ma non offre nessuna prospettiva, sembra che gli unici che se la passino bene siano o i cosiddetti raccomandati o chi ha avuto la classica botta di fortuna. Ok, tralasciando queste due categorie rimane chi sta in mezzo e saltella da un lavoro a un altro. Nessuna continuità, nessuna possibilità di accedere a qualsiasi mutuo, niente di niente. Nel frattempo ci si dimena fra disoccupazioni sempre più ingarbugliate e piccoli lavoretti. E come la vita in genere, si viene di fronte a tanti diversi cambiamenti quanto lo sono i lavori. Il problema iniziale è quello di doversi riadattare alle diverse mansioni, ai diversi settori, orari, tutti fattori che stravolgono il quotidiano di volta in volta. Sovviene, quindi, un tarlo nella mente, dopo l’iniziale pensiero di emigrare, ci si chiede se, forse forse, non sia l’ora di mettersi in proprio. A questo punto si fa molto puntigliosamente una scansione di tutte le nostre capacità cercando di trovare quella che può realmente creare un servizio e farci addirittura pagare per ciò che offriamo!!! Bene, trovato il nostro superpotere viene il momento di creare il nostro business. Ecco che arriva il vero problema!!! Mettiamo che ci stiamo addentrando in una dimensione lavorativa nuova dove creiamo noi il nostro servizio, mettiamo che dobbiamo equilibrare il nostro corpo a produrre da solo, vorremmo quindi cominciare con cautela senza troppa burocrazia e conti vari. Vorremmo sentirci per una volta liberi in tutto e per tutto. E invece… invece fatturare vuol dire guadagnare, guadagnare vuol dire tasse e volendo rimanere nella legalità abbiamo due scelte, lavoro saltuario, come l’hobby del sottoscritto, o rullo di tamburi… partita Iva. Sia nel primo, che nel secondo caso avremo a che fare con leggi e cavilli che scoraggiano il giovane imprenditore ad intraprendere una propria attività. Più che altro non è l’apertura di una partita Iva a spaventare, non è infatti la paura, è più il problema di dover affrontare con poche risorse un percorso che dovrebbe essere più elastico, almeno in partenza. Oggi le attività nascono e muoiono per diversi motivi, ma allo stesso tempo non sempre si è in grado di rischiare. Verrebbe da dire che se uno ha una buona idea di cosa deve aver paura? Di nulla! Però come tutte le scienze, un’idea va sperimentata, provata e corretta più volte prima di diventare perfetta e, molto spesso, non si ha la possibilità di sbagliare. A cosa serve questo post? Forse a nulla, ma si vuole in ogni caso dare coraggio. La realtà è questa, non la si cambia, ma ogni singolo individuo può fare la differenza e cambiare la propria realtà. Lo diceva anche Dante nel suo Ulisse: “…fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza…” Siamo tutti un po’ esploratori nel nostro oceano che è la vita. Facile dire ciò, poi il concreto è diverso, ma nemmeno tanto. Forse è più giusto dire che fin quando permetteremo di farci usare, di renderci oppressi da un sistema sbagliato, allora sì, resteremo ognuno nel proprio recinto, fra le nostre colonne d’Ercole a guardare da una fessura la nostra libertà di espressione, di arte, di volontà, di un lavoro che possa migliorare la nostra vita e quella degli altri. Il coraggio, oggi, che si chiama LIBERTÀ.