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Il tempo di essere liberi…

“La più consistente scoperta che ho fatto […] è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare.”

Così Jep Gambardella, de “La Grande Bellezza” di Sorrentino, esprime uno dei suoi più condivisibili pensieri. Oggi potremmo dire che è tutto un correre ovunque, si va di fretta, non si ha più tempo per far nulla. Le visite ai parenti diventano solo una delle cose della lista da fare, non più un momento di piacere e di condivisione. Io stesso mi ritrovo a scrivere in brandelli di secondi “rubati” alla giornata. Questo perché tutto è diventato più caotico, veloce, dinamico. Perché è condivisibile il pensiero sopra citato? Perché posso affermare che la maggior parte di noi, persone, lavoratori sta sprecando solamente un sacco di tempo. Questa è un’affermazione molto nuda e cruda, manifesta tutto il disagio umano che si vive in quest’epoca dove i valori umani vengono rovesciati, capovolti. Per quale motivo un lavoratore spreca il suo tempo? Ora, senza voler generalizzare, diciamo che una gran fetta di persone svolge un lavoro, il primo che capita solo per sopravvivenza e per senso di responsabilità, senza poter scegliere. Un padre o una madre di famiglia, molto spesso, finiscono per svolgere mansioni che atterrano, spengono le naturali inclinazioni e capacità individuali che frutterebbero molto di più in un ambito lavorativo diverso. Tutto ciò porta non solo alla semplice rassegnazione della persona, ma sicuramente sarà deleterio anche per il tipo di mansione che dovrebbe essere svolta. In poche parole, un lavoratore non realizzato nelle sue attitudini naturali non potrà mai svolgere un lavoro al massimo delle sue capacità. Certo ci si può adattare ma si sa che il bianco non è nero e viceversa. A tutto ciò si aggiungono condizioni contrattuali diverse dal reale svolgimento dell’impiego. Su carta c’è scritto una cosa, ma il TUO TEMPO viene letteralmente rubato e diventi una macchina. Il “tempo indeterminato” diventa la tua giornata lavorativa e non il tuo contratto. E se ti ribelli? La porta è quella… ed è la stessa per tutti. Ma qual è la grande idea che ci salverà? Uscire in massa da quella porta che sembra tanto un salto nel vuoto. È difficile. Quasi impossibile che accada. Ma cosa potrebbe succedere se domani nessuno si presentasse a lavoro? E dico nessuno, qualsiasi sia il suo mestiere, ovviamente laddove si viene sfruttati. Purtroppo le responsabilità di cui si è parlato poc’anzi frenano e inibiscono queste prese di posizione. Eppure… oggi che davvero ci si lamenta per 5 centesimi di busta per la frutta, nessuno si unisce per lottare contro un male ben più grave e comune. Ci stanno togliendo la libertà di essere sereni. Non felici, perché la felicità è un’altra cosa. Siamo sempre più schiavi fondamentalmente delle nostre paure e voglio ribadire che qui non si giudica nessuno che non voglia “ribellarsi”, ma sono solo considerazioni di qualcuno che, come molti altri, vede con profonda amarezza un mondo al contrario. E così il tempo è finito. Potrei dire anche che se sommiamo il tempo del lavoro, quello per dormire, quello per lavarsi il mattino, quel che ci resta è nulla per capire che Amare è ciò che merita più ore nella nostra vita. Per questo, non sprechiamo nemmeno un secondo per un sorriso, per un abbraccio, per dire “Ti Amo”… Perché tolti questi attimi… non ci siamo già più… È questa una triste conclusione? No… non sono un pessimista… penso solo che i miei figli cresceranno con la consapevolezza che bisogna cercare sempre e comunque ciò che ci fa stare bene, ciò che ci rende sereni… la felicità è tale perché fatta di piccoli preziosi momenti, la serenità invece può e deve essere duratura e a lungo termine… l’amore può essere davvero per sempre… la libertà di scegliere è un diritto inalienabile…

Davide T.

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