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Cosa resterà…

“Cosa resterà di questi anni ’80” così cantava Raf. E oggi 2018 mi rendo conto che, in fondo, quest’epoca non ci appartiene più. Tutto ciò semplicemente perché non ne siamo protagonisti. Siamo inermi spettatori di un film, di un documentario che va avanti senza chiederci di recitare, anzi, veniamo costretti a interpretare un ruolo che non ci piace più. Questa è una delle tante situazioni di disagio che viviamo oggi. Il non vivere realmente la società. Con malinconia si ricordano gli anni in cui tutto era più semplice. Il lavoro te lo sceglievi, o almeno così dicono gli attori di un tempo. C’è chi nemmeno lo cercava il lavoro e se lo ritrovava per strada. I rapporti erano più umani, e come ho già detto in post precedenti, c’era più tempo per fare tutto. Noi uomini e donne di questa generazione sventurata vediamo un presente dove ci viene detto che tutto è difficile e che dobbiamo accontentarci perché di meglio non c’è. Ma tu uomo o donna di un tempo ti sei accontentato? Oggi mi dici che non conviene comprare una casa perché ci sono troppe tasse da pagare, ma tu non hai forse un tetto e una porta con il tuo cognome permanente? Oggi mi dici che devo stare a tutte le regole del mio datore di lavoro, perché devo ringraziare che almeno un lavoro ce l’ho. Ho un lavoro, ma non ho prospettive nemmeno per cambiare un auto che mi porta sul luogo del mio mestiere. E tra poco potrebbe fare solo quello, perché le regole del mio datore dicono che finché non faccio il doppio delle ore richieste non posso tornare a casa. Però tu mi dici che devo starmi zitto e dire grazie. Ma tu cosa pensi che debba lasciare ai miei figli? E cosa i miei figli devono vivere ora? E tu mi diresti che non avrei dovuto metterli al mondo se non ci sono possibilità per un futuro migliore. E allora per cosa viviamo? Oggi, uomo di un tempo, si sopravvive. Ma come dice il titolo di questo blog, voglio poter giurare di aver vissuto. Vivere vuol dire poter sfruttare nel modo migliore le meraviglie e le gioie della vita. Le bollette, le spese, devono essere solo uno sfondo e non le protagoniste delle nostre esistenze. Si stava meglio quando si stava peggio? La più banale delle frasi. Probabilmente dico di sì. O meglio vi era una serenità generale, una spensieratezza che oggi non abbiamo più. Per tutto questo, uomo che hai vissuto un tempo, non dirmi che devo accontentarmi, che devo accettare i compromessi, che ho delle responsabilità in famiglia, perché la mia unica responsabilità è vivere e far vivere la serenità a chi mi sta accanto. Solo un uomo sereno può contagiare gli altri, come una malattia. Non accontentiamoci mai dei compromessi.

Davide T.

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