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I Swear I Lived

I colori della Vita...

Che tempo fa?

L’amicizia è una cosa seria. La retorica odierna ci dice che Facebook ha unito una moltitudine di persone. Di fatto dovrebbe essere Continua…

Meravigliosa, vita…

Eccomi qui… ciò che scrivo è molto semplice, questo perché me lo insegnano i miei figli ogni giorno. Di cosa vorrei parlare dunque? Della vita. Che tema importante, ma non so nulla a riguardo. O meglio pensavo di sapere già molto, ma più passa il tempo Continua…

People…

Stasera, sì in questo momento è sera, quasi notte, scriverò di quanto sia bella la vita. Probabilmente è un argomento controcorrente, sarebbe più semplice parlare di quanto sia difficile Continua…

Chaplin lo ha fatto dire a un bambino…

Non molte parole in questo post… sarebbero superflue. Diciamo solo che Continua…

New York, New York…

Siamo ragazzi di oggi, pensiamo sempre all’America, guardiamo lontano… troppo lontano…

Ed è il 1984, Eros Ramazzotti vince il Festival di Sanremo nella sezione Nuove Proposte. Il sogno, l’ambizione di molti giovani nel cercare un futuro migliore, partire per l’America come fosse l’occasione nella vita per svoltare. Continua…

Cosa resterà…

“Cosa resterà di questi anni ’80” così cantava Raf. E oggi 2018 mi rendo conto che, in fondo, quest’epoca non ci appartiene più. Tutto ciò semplicemente perché non ne siamo protagonisti. Siamo inermi spettatori di un film, di un documentario che va avanti senza chiederci di recitare, anzi, veniamo costretti a interpretare un ruolo che non ci piace più. Questa è una delle tante situazioni di disagio che viviamo oggi. Continua…

Sei un supereroe…

“Eccomi qui, papà è a casa!!!” Subito quei due paia di occhi vengono a cercarti. Uno corre, l’altra cerca di fare di più. Tu sei pieno di buoni propositi, giocare, giocare, giocare… ma poi… ti ricordi che in tasca c’è quel telefono che nella giornata non sei riuscito a consultare. Continua…

Il tempo di essere liberi…

“La più consistente scoperta che ho fatto […] è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare.”

Così Jep Gambardella, de “La Grande Bellezza” di Sorrentino, esprime uno dei suoi più condivisibili pensieri. Oggi potremmo dire che è tutto un correre ovunque, si va di fretta, non si ha più tempo per far nulla. Le visite ai parenti diventano solo una delle cose della lista da fare, non più un momento di piacere e di condivisione. Io stesso mi ritrovo a scrivere in brandelli di secondi “rubati” alla giornata. Questo perché tutto è diventato più caotico, veloce, dinamico. Perché è condivisibile il pensiero sopra citato? Perché posso affermare che la maggior parte di noi, persone, lavoratori sta sprecando solamente un sacco di tempo. Questa è un’affermazione molto nuda e cruda, manifesta tutto il disagio umano che si vive in quest’epoca dove i valori umani vengono rovesciati, capovolti. Per quale motivo un lavoratore spreca il suo tempo? Ora, senza voler generalizzare, diciamo che una gran fetta di persone svolge un lavoro, il primo che capita solo per sopravvivenza e per senso di responsabilità, senza poter scegliere. Un padre o una madre di famiglia, molto spesso, finiscono per svolgere mansioni che atterrano, spengono le naturali inclinazioni e capacità individuali che frutterebbero molto di più in un ambito lavorativo diverso. Tutto ciò porta non solo alla semplice rassegnazione della persona, ma sicuramente sarà deleterio anche per il tipo di mansione che dovrebbe essere svolta. In poche parole, un lavoratore non realizzato nelle sue attitudini naturali non potrà mai svolgere un lavoro al massimo delle sue capacità. Certo ci si può adattare ma si sa che il bianco non è nero e viceversa. A tutto ciò si aggiungono condizioni contrattuali diverse dal reale svolgimento dell’impiego. Su carta c’è scritto una cosa, ma il TUO TEMPO viene letteralmente rubato e diventi una macchina. Il “tempo indeterminato” diventa la tua giornata lavorativa e non il tuo contratto. E se ti ribelli? La porta è quella… ed è la stessa per tutti. Ma qual è la grande idea che ci salverà? Uscire in massa da quella porta che sembra tanto un salto nel vuoto. È difficile. Quasi impossibile che accada. Ma cosa potrebbe succedere se domani nessuno si presentasse a lavoro? E dico nessuno, qualsiasi sia il suo mestiere, ovviamente laddove si viene sfruttati. Purtroppo le responsabilità di cui si è parlato poc’anzi frenano e inibiscono queste prese di posizione. Eppure… oggi che davvero ci si lamenta per 5 centesimi di busta per la frutta, nessuno si unisce per lottare contro un male ben più grave e comune. Ci stanno togliendo la libertà di essere sereni. Non felici, perché la felicità è un’altra cosa. Siamo sempre più schiavi fondamentalmente delle nostre paure e voglio ribadire che qui non si giudica nessuno che non voglia “ribellarsi”, ma sono solo considerazioni di qualcuno che, come molti altri, vede con profonda amarezza un mondo al contrario. E così il tempo è finito. Potrei dire anche che se sommiamo il tempo del lavoro, quello per dormire, quello per lavarsi il mattino, quel che ci resta è nulla per capire che Amare è ciò che merita più ore nella nostra vita. Per questo, non sprechiamo nemmeno un secondo per un sorriso, per un abbraccio, per dire “Ti Amo”… Perché tolti questi attimi… non ci siamo già più… È questa una triste conclusione? No… non sono un pessimista… penso solo che i miei figli cresceranno con la consapevolezza che bisogna cercare sempre e comunque ciò che ci fa stare bene, ciò che ci rende sereni… la felicità è tale perché fatta di piccoli preziosi momenti, la serenità invece può e deve essere duratura e a lungo termine… l’amore può essere davvero per sempre… la libertà di scegliere è un diritto inalienabile…

Davide T.

La meraviglia di essere padre…

Ed è così meraviglioso. Sarebbe sufficiente quest’ultimo breve periodo per dire tutto, ma sembra non essere abbastanza per esprimere cotanta gioia. Un padre, a volte, è una figura che viene messa in secondo piano, seppur ugualmente importante. Invece, è un ruolo di primaria importanza insieme alla madre. Un tempo, magari, un papà era soltanto l’autorità, colui che tornava la sera tardi da lavoro, dava le regole e provvedeva al fabbisogno della famiglia. Nulla di sbagliato, certo, ma in fondo venivano meno le esigenze affettive per dar più spazio al lavoro. Lavoro necessario per il sostentamento e questo negava la libertà e il principio di essere PADRE sia per il figlio, che per il genitore. Almeno nella maggior parte dei casi. Ma ora voglio soffermarmi sulla meraviglia di diventare papà. Comincia tutto da quando ricevi la notizia di un cuoricino che sta già iniziando a battere. E pulsa veloce, più veloce di quanto tu possa stargli dietro. Non vedi l’ora di osservare la sua fotografia, la prima, in bianco e nero. In quell’immagine più confusa di un quadro di Picasso già ti convinci di vedere il tuo stesso sorriso, i tuoi occhi e magari “vedi” anche il carattere che però è della mamma. Sì perché si gira e si rigira dentro quel piccolo spazio di Vita. E ti prendi già cura del tuo bimbo o della tua bimba…chissà… ti preoccupi di quel fagottino, sì perché ti rendi conto di quanto possa essere fragile tenere in vita quella Vita, e subito capisci che altro non è che un miracolo visibile ai tuoi occhi, ogni giorno una continua conferma di aver ricevuto un Dono. Bene, ci siamo. Ormai manca poco e lui o lei sta per venire al mondo. Ancora non ti rendi conto di ciò che sta per accadere, ma sai che sarà straordinario, ma è ancora troppo poco. Poi la corsa all’ospedale che chissà come te la sarai mille volte immaginata. E poi, e poi, e poi… e poi ti ritrovi lì, faccia a faccia con l’Amore che la Vita ti rende… faccia a faccia, occhi negli occhi… e cos’altro c’è da dire? Tornando all’inizio di questo post, oggi non sarà sicuramente come un tempo ma certamente un padre è, purtroppo, svantaggiato nel tempo da trascorrere con i figli. Vuoi che il ruolo impone una responsabilità per tutta la famiglia, il che ovviamente non lascia molto tempo a disposizione. E allora? E allora ci si ritrova a giocare quelle 2/3 ore la sera con la cena di mezzo, la favola della buonanotte, la preghierina e poi…nanna… ma vorresti passare intere giornate con i tuoi figli… perché loro ne hanno bisogno e forse… hai bisogno soprattutto tu di stare con il frutto dell’Amore che con un sorriso riporta la felicità in ogni giornata…

Davide T.

I Swear I Lived

Partiamo con la vita=coraggio=cambiamenti e c’è anche chi dice che sono cambiamenti solo se spaventano. Forse è proprio così. Oggi come oggi, ma maggiormente per la generazione nata negli anni ’90 è sempre più difficile trovare lavoro, e questa è una prima banalità che abbiamo già toccato in alcuni punti nei precedenti post. Fondamentalmente abbiamo visto che non è poi così tanto vero, o meglio il lavoro c’è ma non offre nessuna prospettiva, sembra che gli unici che se la passino bene siano o i cosiddetti raccomandati o chi ha avuto la classica botta di fortuna. Ok, tralasciando queste due categorie rimane chi sta in mezzo e saltella da un lavoro a un altro. Nessuna continuità, nessuna possibilità di accedere a qualsiasi mutuo, niente di niente. Nel frattempo ci si dimena fra disoccupazioni sempre più ingarbugliate e piccoli lavoretti. E come la vita in genere, si viene di fronte a tanti diversi cambiamenti quanto lo sono i lavori. Il problema iniziale è quello di doversi riadattare alle diverse mansioni, ai diversi settori, orari, tutti fattori che stravolgono il quotidiano di volta in volta. Sovviene, quindi, un tarlo nella mente, dopo l’iniziale pensiero di emigrare, ci si chiede se, forse forse, non sia l’ora di mettersi in proprio. A questo punto si fa molto puntigliosamente una scansione di tutte le nostre capacità cercando di trovare quella che può realmente creare un servizio e farci addirittura pagare per ciò che offriamo!!! Bene, trovato il nostro superpotere viene il momento di creare il nostro business. Ecco che arriva il vero problema!!! Mettiamo che ci stiamo addentrando in una dimensione lavorativa nuova dove creiamo noi il nostro servizio, mettiamo che dobbiamo equilibrare il nostro corpo a produrre da solo, vorremmo quindi cominciare con cautela senza troppa burocrazia e conti vari. Vorremmo sentirci per una volta liberi in tutto e per tutto. E invece… invece fatturare vuol dire guadagnare, guadagnare vuol dire tasse e volendo rimanere nella legalità abbiamo due scelte, lavoro saltuario, come l’hobby del sottoscritto, o rullo di tamburi… partita Iva. Sia nel primo, che nel secondo caso avremo a che fare con leggi e cavilli che scoraggiano il giovane imprenditore ad intraprendere una propria attività. Più che altro non è l’apertura di una partita Iva a spaventare, non è infatti la paura, è più il problema di dover affrontare con poche risorse un percorso che dovrebbe essere più elastico, almeno in partenza. Oggi le attività nascono e muoiono per diversi motivi, ma allo stesso tempo non sempre si è in grado di rischiare. Verrebbe da dire che se uno ha una buona idea di cosa deve aver paura? Di nulla! Però come tutte le scienze, un’idea va sperimentata, provata e corretta più volte prima di diventare perfetta e, molto spesso, non si ha la possibilità di sbagliare. A cosa serve questo post? Forse a nulla, ma si vuole in ogni caso dare coraggio. La realtà è questa, non la si cambia, ma ogni singolo individuo può fare la differenza e cambiare la propria realtà. Lo diceva anche Dante nel suo Ulisse: “…fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza…” Siamo tutti un po’ esploratori nel nostro oceano che è la vita. Facile dire ciò, poi il concreto è diverso, ma nemmeno tanto. Forse è più giusto dire che fin quando permetteremo di farci usare, di renderci oppressi da un sistema sbagliato, allora sì, resteremo ognuno nel proprio recinto, fra le nostre colonne d’Ercole a guardare da una fessura la nostra libertà di espressione, di arte, di volontà, di un lavoro che possa migliorare la nostra vita e quella degli altri. Il coraggio, oggi, che si chiama LIBERTÀ.